Jula de Palma
 
 

Avvenire - Milano
5 giugno 1970

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Con la sua voce che non presenta la minima incrinatura, ha svariato nel repertorio internazionale, ed ha compiuto perfino l'audacissima mossa di appropriarsi di canzoni di sue celebri colleghe, reinventandole come proprie.
Avvenire - Milano: 5 Giu. 1970
"Appuntamento a Milano" e "Senza fine", sono apparse vere e proprie canzoni della de Palma, e dopo una partenza che ancora riecheggiava Mina, addirittura "Non credere" è stata fagocitata.

E poi Jula si è buttata, con quelle sue spericolate escursioni tra le righe del pentagramma che sono proprie del suo stile, in brani jazz molto difficili, rinunciando (altro errore imperdonabile) ai brani più conosciuti del suo repertorio, tipo "Tua", "Domino", "Souvenir d'Italie".

La trentottenne Jula de Palma si è dunque reinserita di prepotenza nel panorama della musica leggera, con tutti i numeri della primadonna.

Proprio questo invece, è il suo handicap: infatti, le cantanti che non prendono mai una stecca, che hanno un minimo di vita intellettuale, che si permettono di sapere le lingue, si vedono assegnare zero (o "uno" come è successo a lei stessa l'altranno) dalle giurie di "Canzonissima".

Le occhiate severe con cui la suonatrice d'arpa dell'orchestra, raramente impegnata negli accopagnamenti, l'ha tenuta sotto controllo per tutta la sera, non promettevano niente di buono.

di Cesare Cavalleri

Avvenire
Milano, 5 giugno 1970
Rubrica: Fuori video




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pagine: 1 - 2

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